Musica per la coreografia di Camilla Monga

L’arte di dire tutto, un’incontrollata e smodata propensione a parlare con franchezza. La stessa propensione che spinge danzatori e musicisti in scena a un dialogo intimo e immediato, tradotto in un insieme astratto di regole ritmiche e figure di suono. La danza si manifesta attraverso un alfabeto nascosto, filo conduttore di un dialogo fatto di reazioni inaspettate, immagine evocate dal binomio tra suono e azione coreografica.

La danza riesce a farsi “ascoltare” senza la necessità di rendere comprensibile il contenuto verbale o senza rendere narrativo il gesto.Musica e danza invitano il pubblico a seguire una partitura che nasce da una trasposizione ritmica di una parola pensata e mimata, ma non vocalizzata. Ci rivolgiamo al pubblico con monologhi afoni legati al concetto dialettico della Parresia, ovvero l’arte di parlare con estrema franchezza di contenuti che si ha la necessità di esporre senza temere nessuna reazione o censura. La performance mostra al pubblico solo l’azione della parola, ma non i suoni.Siamo impegnate in un atto liberatorio di cui non è più importante comprenderne il contenuto, ma percepire l’insieme di emozioni che si manifestano attraverso il gesto e la musica.
Non è importante il contenuto dei nostri monologhi ma è la modalità di azione. La forma e il no sense dei nostri gesti, la prossimità con il pubblico ed il vigore e il ritmo che scegliamo di utilizzare per trasmettere questa forte necessità di parlare senza filtro. Il silenzio è necessario per dar modo allo spettatore di vedere di fronte a sé uno specchio della propria parresia, i propri discorsi e parole che sente la necessità di dire. Togliendo le parole si evidenziano le emozioni, queste risvegliano le emozioni di chi guarda (si specchia) e lascia spazio libero per “completare” la frase. Un po’ come quei libri illustrati per bambini da completare con il colore

(Camilla Monga e Maya Oliva)